La scuola del silenzio

Una vacanza dal rumore: corsi di silenzio (artistico, meditativo, escursionistico), fra le colline di Anghiari

Convegni & maratone del silenzio

Da Milano a Torino, da Foligno a Roma, incontri con audiologi, naturalisti, astronomi, filosofi, scrittori...

I taccuini del silenzio

Pensieri per un momento di stacco, libri da tenere in tasca, per ritagliarsi una pausa di silenzio.

Spettacoli, festival, mostre del silenzio

Reading, concerti, festival, gite in barca e nelle oasi acustiche, mostre: il silenzio può essere un'occasione di divertimento e passeggiate

Il pubblico

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Accademia a Foligno: Corrado Morici “Camminare”

Corrado Morici, formatore, presidente onorario FIE Valle Umbra Trekking–Foligno

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Camminare è una parola parisillaba ed esprime una dolce sonorità dovute alle doppie “ a” e “ m”. Oggi camminiamo anche per motivi salutistici, l’OMS indica in 10.000 passi al giorno una buona prevenzione per varie patologie tra le quali quelle cardiovascolari, ma fughe, pellegrinaggi, marce, migrazioni hanno accompagnato da sempre le vicende umane nel corso della storia.
Quando si parte non si va solo da un punto all’altro ma l’aspetto più significativo del cammino è rappresentato dall’incontro con l’altro, incontro che permette la percorrenza di pensieri e riflessioni dentro noi stessi. Camminate lente ci fanno percepire un “tempo dilatato” in cui valorizziamo semplici gesti quali il mangiare, le soste, il silenzio e in cui sono solo i nostri bioritmi a determinare le scelte. Nel camminare abbiamo la possibilità di vivere il silenzio, che al pari del vuoto non significa assenza, che permette di aprirci all’ambiente circostante ed interiore con la percezione di rumori e suoni. Il camminare consapevole è una meditazione che ci permette di fare esperienza con il movimento dei nostri passi sx – dx che possiamo abbinare alle fasi della respirazione (espirazione, inspirazione) e successivamente ad alzare, avanzare, abbassare, poggiare il piede che potremo abbinare ai quattro elementi (terra, aria, acqua e fuoco). Camminare consapevole ci permette di sperimentare che ogni cosa nasce e muore cioè che è impermanente. Camminare stimola inoltre la contemplazione attraverso la visione di “oggetti”, di immagini mentali, di percezione di suoni, …. con la possibilità di fissarli attraverso scritti o immagini. Come nella musica, tra le note esistono le pause, così quando camminiamo i nostri piedi toccano terra e si librano in aria e toccano di nuovo terra con un ritmo che definisce la nostra personalissima “carta d’identità di camminanti”.

Appuntamento a Foligno

Venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 17.00 presso la Sala Minore di Palazzo Trinci – Piazza della Repubblica – Foligno (PG) si terrà un incontro di presentazione dell’Accademia del Silenzio, nella sua valenza esistenziale, civile, educativa.
Filosofi, musicisti, accademici e religiosi si avvicenderanno per raccontare il loro spazio silenzioso e condividere con il pubblico questa necessità vitale.

Parteciperanno:
  • Duccio Demetrio, direttore scientifico dell’Accademia del Silenzio e della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari; docente di Filosofia dell’Educazione all’Università degli Studi di Milano-Bicocca;
  • Luana Brilli, educatrice, esperta in metodologie autobiografiche e scrittura autoanalitica;
  • Monica Tomassoni, psicologa, psicoterapeuta, consulente VIS, Ai.Bi. e Comune di Roma;
  • Paolo Giri, musicista, già direttore della Scuola di musica del Comune di Foligno;
  • Lamberto Maggi, musicista, attore, fondatore della Scuola Theamus;
  • Corrado Morici, formatore, presidente onorario FIE Valle Umbra Trekking–Foligno;
  • Luigi Bonollo, oblato secolare camaldolese;
  • Gilberto Bonsi, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Buddismo Nichiren Daishonin.
Verrà proiettato il video realizzato da Barbara Rutigliano “…Nelle pieghe dell’anima” con immagini di Rinaldo Morosi e Monica Tomassoni.
Per informazioni : brilli.luana@libero.it; tel. 3208962845

I non luoghi

Registriamo in questa pagina i luoghi che non possono essere definiti spazi di vita reali, ma che lo diventano quando sentiamo che sono sede di emozioni e luogo di interiorità.
Ma anche gli spazi a cui non si è potuto dare una collocazione precisa per la vaghezza della segnalazione.
Forse sembrerò banale, e sicuramente su questo non si può effettuare una “mappatura”, ma il mio cuore è il mio luogo del silenzio, il mio posto più intimo, dove riesco a trovare pace, silenzio.
Devo ammettere che ho un buon rapporto con me stessa e che ho la capacità di isolarmi anche nei luoghi più affollati e caotici, bensì non li cerchi, ma se mi capita… (Giuliana Rampanelli)
Il luogo silenzioso è la mia casa quando le due bambine escono la mattina per andare a scuola… mi bastano quei 10 minuti prima che esca anche io per capire quanto amo questo luogo che sa essere rumore e silenzio. (Chiara Palazzetti)
In generale nella mia vita non c’è un luogo dove vado a cercare il silenzio. Questo mi sorprende in situazioni diverse. Per me il silenzio è l’assenza dei suoni meccanici per cui posso dire che il luogo del silenzio è il terrazzo di casa mia a Roma, all’alba, quando la natura si muove, il cielo si accende e la città dorme ancora. Tuttavia considero silenzio ogni luogo dove in solitudine si possono ascoltare voci umane che dialogano tra loro. (Maricla Sellari)

Recensione "Pause" di Nicoletta Polla-Mattiot

Nicoletta Polla-Mattiot - Pause. Sette oasi di sosta sull’orizzonte del silenzio
Mimesis Edizioni
L’ultima fatica di Nicoletta Polla-Mattiot. Pause. Sette oasi di sosta sull’orizzonte del silenzio, è da considerarsi un vero e proprio inno al silenzio. Attraverso un testo scorrevole e importanti citazioni, l’autrice riesce a trasportare il lettore nella dimensione dell’ovattato, facendogli riscoprire non solo l’importanza del silenzio ma anche le sue caratteristiche.

“In un mondo in cui tutti pensano di avere qualcosa da dire e, che lo abbiamo o no, lo dicono, anzi lo urlano, alti, compiaciuti, arroganti, antagonisti; in un mondo, un paese, un’epoca in cui tutti si fanno in quattro per proclamare ai quattro venti opinioni e giudizi; in un mondo in cui parlare significa far valere la legge del più forte e il dialogo è –nella migliore delle ipotesi- dibattito, il dibattito –nella migliore delle ipotesi- discussione, la discussione –nella migliori delle ipotesi- litigio, il litigio è zuffa, piazzata, insulto, parapiglia; in un mondo in cui tutti parlano –di cosa non si sa…” (p.11).

Opponendosi proprio a questo frastuono e al vano suono delle parole, Polla-Mattiot propone  questo manuale, nato con l’intenzione di riscoprire, comprendere, valutare, ricercare e perfino vivere il silenzio.

L’autrice, infatti, nel breve ma profondo testo, illustra in maniera molto accattivante non solo la bellezza della riscoperta del silenzio, ma anche la sua stessa necessità. Passando in quelle che l’autrice definisce sette oasi (cioè passi necessari alla comprensione del silenzio), il lettore inizierà a comprendere la vera natura del silenzio (scoprendone la totalità nei sensi e non riducibile alla dimensione meramente auditiva). Lo si vedrà nello sbigottimento, sia di un’emozione positiva che negativa, fino a ricercarlo nella propria vita. Una ricerca, che non è solo tesa all’ascolto, ma anche presente e pregnante nel dialogo, come scelta e possibilità del dire ma anche del non dire. Raccogliere, Provare, Sopportare, Ascoltare, Cercare, Parlare e infine Vivere; questi sono i capitoli, le oasi necessarie, che serviranno, secondo l’autrice, ad ossigenare la nostra vita. Passaggi che forniscono le prime indicazioni, per riappropriarsi del silenzio, ma soprattutto, attraverso esso, di se stessi. Il silenzio, dunque, come riscoperta di sé. 

Il libro della Polla-Mattiot è un vero e proprio inno al silenzio, che canalizza verso il proprio “Io” e la propria esistenza. 

Passo dopo passo ci mostra la grandezza del silenzio, ci fa innamorare di quel bene, ormai tanto raro. Nel primo capitolo (Raccogliere), ci fa avvolgere da esso, ma lo fa anche assaporare, vedere, toccare, sentire e perfino annusare. “Non esiste solo un organo: l’approccio è necessariamente sinestesico e ci riporta a un livello più profondo e insieme arcaico, a volte regressivo, perché la fusione dei sensi è chiave d’accesso al pre-verbale. Il silenzio ha un odore, un colore e un sapore oltre che un suono e un’immagine”. (p.16). Comprendere il silenzio è un’emozione avvolgente oltre che una vera e propria esperienza sensibile. 

I silenzi, inoltre, non sono tutti identici ed ognuno di esso ha un suono, un colore o una forma. Viene espresso attraverso lo sbigottimento -quando siamo in silenzio o senza parole-, ma le emozioni che lo provocano o lo accompagnano possono essere di natura completamente diversa; dalla pura gioia al totale spaesamento della perdita della propria coscienza. Il silenzio, seppur trascurato, ha secondo l’autrice, un ruolo fondamentale nella esistenza umana. Per tale ragione, uno dei gradini fondamentali è proprio quello del Cercare. 

“Accettare l’intimità del silenzio è raccogliere la sfida della ‘ospitalità al mistero’ di quel che siamo, qualunque cosa siamo. Luce e ombra, nobiltà e miseria, pulsione e razionalità, picchi e baratri, slancio e freno, forza e debolezza, senza replicare lo schema accettabile di una maschera sociale” (pp.37-38). L’ascolto del silenzio, dunque, è la riappropriazione di se stessi. Ma anche il terreno in cui esplorare la relazione e la reciprocità dei rapporti umani. Nella comprensione del dialogo, infatti, risulta fondamentale il non-detto. Le pause tra le parole, la loro durata nonché il loro ritmo, permettono di avvicinarsi all’altro, non solo attraverso ciò che vuole comunicare, ma intuendo anche le sue più profonde motivazioni. In tal modo, superando le mere parole e la futile comunicazione, si può intraprendere una relazione più profonda. 

“Ascoltare il silenzio degli altri, quindi, prima ancora che le loro parole, è aprirsi a una relazione profonda, nuova, esplorare il terreno della reciprocità […]. Contano le pause, il ritmo, l’intonazione del detto quanto i luoghi, i modi, i tempi del non detto” (pp. 39-40). 

Il viaggio, che ci invita a percorrere l’autrice, è esistenziale prima che scoperta della bellezza e della pace, altresì importante nel frastuono del mondo attuale. A supportare e sostenere le piccole oasi, vengono in aiuto dell’autrice grandi letterati e filosofi, da Quintiliano a Saramago passando per Jung. Attraverso le loro metafore e allitterazioni, il silenzio viene evocato in tutte le sue sfaccettature, ripercorrendone non solo i tratti caratteristici ma soprattutto avvallando e sostenendo il testo. 

Da sottolineare che l’esaltazione e l’importanza che l’autrice dà al silenzio, non vuole essere in antitesi con le parole. Infatti, il silenzio non è in contrapposizione con il linguaggio, non è il suo antagonista, bensì la sua naturale continuazione. “Porre l’accento sul silenzio non significa svalutare il linguaggio, al contrario, ampliarlo in termini di contenuti e sintassi, di coloritura ed efficacia espressiva. Il tacere come scelta è un atto linguistico. Sospendere una frase, ricorrere a una pausa, alternare pieno e vuoto nel ritmo del discorso, sono opzioni per dire diversamente, azioni volontarie di comunicazione, non antitetiche ma integrate alla parola” (p.43). 

L’unica parola a cui si oppone e da cui si distanzia il silenzio, è quella vana inutile e impersonale; la parola di cui, in effetti, ci si avvale oggigiorno.

Il breve testo della Polla-Mattiot è innovativo nel suo genere, oltre che piacevole nella lettura. Nonostante la scarsità di corposità, affascina sia per la sua ricerca della dimensione del vero Io (non della maschera dei ruoli) che per le citazioni e il grande lavoro letterario effettuato nel poterle riportare nel testo.

Annarita Tucci - 07/11/2012