La scuola del silenzio

Una vacanza dal rumore: corsi di silenzio (artistico, meditativo, escursionistico), fra le colline di Anghiari

Convegni & maratone del silenzio

Da Milano a Torino, da Foligno a Roma, incontri con audiologi, naturalisti, astronomi, filosofi, scrittori...

I taccuini del silenzio

Pensieri per un momento di stacco, libri da tenere in tasca, per ritagliarsi una pausa di silenzio.

Spettacoli, festival, mostre del silenzio

Reading, concerti, festival, gite in barca e nelle oasi acustiche, mostre: il silenzio può essere un'occasione di divertimento e passeggiate

Il pubblico

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C'è silenzio e silenzio

Giovanni Gasparini – C'è silenzio e silenzio, forme e significati del tacere.
Collana Accademia del silenzio, 3,90 euro, 48 pp., ISBN:9788857513171

Il silenzio non è opposto alla parola ma complementare ad essa: il tacere non va considerato soltanto come una privazione rispetto all’espressione verbale ma anche come un esercizio attivo di comunicazione da parte di un soggetto. Per porsi in questa prospettiva diventa importante descrivere e interpretare le diverse modalità e significati che il silenzio assume a seconda dei contesti e delle contingenze. Il volume esplora tali differenti forme di silenzio attingendo alla socio-antropologia della vita quotidiana, alla filosofia e alla letteratura. L’ultima parola sul silenzio viene lasciata alla poesia.

In libreria o sul sito di Mimesis Edizioni

Giovanni Gasparini, docente di sociologia (Università Cattolica di Milano) e scrittore, ha al suo attivo oltre quaranta volumi, di cui circa metà nelle scienze sociali e metà in poesia e letteratura. Tra gli ultimi suoi lavori si ricordano il volume di racconti Tempo di Natale (2010), il saggio Tous azimuts – Il senso della scrittura (2011) e la raccolta di poesie Melting pot (2012). Al tema del silenzio ha dedicato numerosi saggi e una parte del volume Sociologia degli interstizi (1998). È tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio.

Portatori di silenzio

Stefano Raimondi – Portatori di silenzio.Collana Accademia del silenzio, 3,90 euro, 48 pp., ISBN:9788857513188

Mettersi in ascolto è già presidiare il luogo del silenzio; è già presenziare davanti al suo inizio con la propria postura, la propria condizione, la propria storia, stabilendo con esso una sorta di patto d’attenzione. Da questo momento in poi il silenzio non sarà più un vuoto nulla, un niente che inquieta e perturba, una situazione posta semplicemente in assenza di rumore, ma al contrario, un luogo nel quale e con il quale incominciare a realizzare un contesto nuovo: un’originaria narrazione di sé.

In libreria o sul sito di Mimesis Edizioni


Stefano Raimondi (Milano, 1964) poeta e critico letterario, laureato in Filosofia (Università degli Studi di Milano). Sue poesie sono apparse nell’Almanacco dello Specchio (2006) e su Nuovi Argomenti (2000; 2004). Ha pubblicato Invernale (1999); Una lettura d’anni, in Poesia Contemporanea. Settimo quaderno italiano (2001); La città dell’orto (2002); Il mare dietro l’autostrada (2005); Interni con finestre (2009). È inoltre autore di saggi come: La ‘Frontiera’ di Vittorio Sereni. Una vicenda poetica (1935-1941) (2000); Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char (2007). È tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio.


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Camminare e scrivere per dilatare il tempo

Da La Stampa del 13 novembre intervista a Duccio Demetrio

5 domande a Duccio Demetrio - Filosofo

Duccio Demetrio insegna Filosofia dell’educazione e Teorie e pratiche della scrittura all’Università degli studi di Milano–Bicocca, ed è tra i fondatori dell’Accademia del Silenzio, ospitata nel bellissimo borgo di Anghiari. Alcune sue riflessioni sono pubblicate nei «Taccuini del silenzio» editi da Mimesis.
Professore, in che modo il silenzio ci semplifica la vita?
«Intanto mette le basi per la ridurre lo stress e migliorare la concentrazione. Sembra banale, ma siamo più abituati al frastuono, nel traffico, nelle strade, che al silenzio. Lo spazio del rumore è quello del consumo. Compri, spendi, corri e fai risuonare parole. Comprimi il tempo, lo riempi».
E invece?
«Dobbiamo dilatarlo, decomprimerci. Un modo è la scrittura, una laguna dentro la quale adagiare noi stessi per star bene, per il piacere di farlo. Non vorrei si pensasse al silenzio in cima a una montagna, sarebbe troppo facile. È un silenzio che portiamo nel taschino, anche vicino a una metropolitana. È una reazione sana alla complessificazione, alla nevroticità. Così possiamo ascoltare, liberare spazio dentro e
attorno a noi».
Oltre ascrivere?
«È utile camminare, non per fare shopping, ma per risvegliare la curiosità e immergerci nel mondo sapendo che possiamo staccarcene, come asceti metropolitani. Così preparati potremo andare alla ricerca dell’essenziale. Noi, come Accademia abbiamo fatto il Capodanno in silenzio e il Ferragosto in silenzio. Sappiamo che di silenzio c’è bisogno
per arrivare in profondità».
Oggi c’è in giro molto minimalismo, molta finta semplicità.
«La parola può essere ambigua. La semplificazione non è una questione di burocrazia o di design. È un percorso interiore».
In che modo lei si è semplificato la vita?
«Ho rinunciato ai mezzi di trasporto. Non soltanto l’auto.Vado a piedi tutte le volte che posso».
[R. SAL.]